articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale – numero16, luglio-agosto 2009 (pag. 10).
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LINGUA DI CELLULOIDE
BEKET (manuli)
Cineparole di Ugo Perri
caratteri:
manuli
beckett
adamo
eva
Vuoto. Sulla pellicola cinematografica sono disposte due sedie d’emulsione. Manuli è smagrito dalla fatica, corroso dal drum’n’bass, divorato dalla distribuzione indipendente. Beckett è sardonico, canuto e disinteressato. Fra i due una voragine.
beckett: ho sempre tentato. ho sempre fallito. non discutere. prova ancora. fallisci ancora. fallisci meglio.
manuli: ma il potere dei luoghi sopravanza la trama
beckett: niente è più reale del nulla.
manuli: biblicamente corretto
Alle loro spalle si portano, vestiti di già visto, Adamo ed Eva, nella Biblioteca di Babele.
adamo: mi sento uscito d’un ciprì e maresco.
eva: taglia la corda. mangia il cardo.
adamo: non ho spessore fuorché la pantomima.
eva: ribellati al tuo stomaco nero.
adamo: tremo ad un’idea che non sia sciatta.
eva: non ne avrai.
Beckett intanto si è alzato, verso una finestra guarda al passato. Manuli tenta un approdo baciando la mano di Beckett attraverso la voragine. Beckett si defila su un tapis roulant.
Monologo di Manuli.
manuli: La strada, una strada, bastava alla corte. Alle corde il successo dialetto compito. Apposta l’ho atteso e disatteso il suo testo. Case, palazzi, placidi vezzi nulla rimane. Mi dono al grigio, con poco bianco e poco nero. Il vero colore delle parole. Ma forse ho sbagliato – ciclico mi accorgo di morsi e cani, di spazi aperti e chiese vanamente esposte – dovevo aggiungerla nel titolo quella c. E’ lì che ho perso il senno, è il pugile che m’ha colpito, distrutto, barando nel baratro m’ha infilato, creando il bucefalo angusto. Non volevo volare ma radere il suolo a pelo. Ma il pelo d’acqua è sprofondare e son caduto. Sangue alla testa, nero sangue, sangue alle mani, male agli occhi, sabbia, vento, una ragazza, non sa parlare, ma questo mare… che mi riposa.
Rientra Beckett, spuntando dalla voragine con un fiore in testa.
beckett: si lamenta della scarpa, quando dovrebbe lamentarsi del piede.
manuli: sei morto. si si. ah morto. mio padre è morto. ah! mio-pa-dre-è-mor-to! (mio padre è morto) – sussurrando – è morto mio padre. mio padre è morto (gridando) mio padre è morto!
beckett: non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va, è terribile!
manuli: chi sei? mio? tuo? ah! chi sei?
beckett: finita, è finita, sta per finire, sta forse per finire.
Manuli esplode in un pianto disperato che rende la voragine un ruscelletto. Dal punto di fuga del ruscello, giungono in barca Adamo ed Eva.
adamo: non erano i contenuti che cercavo.
eva: di te apprezzo la coscia. meno il gluteo.
adamo: ti ho picchiato ieri. ti picchio ora, ti piccherò domani.
eva: ti farò becco.
adamo: ti beccherò via il cuore.
eva: beccato! (piange)
adamo: be’ che t’è successo?
eva: giulio perri! lui si che lo dice a proposito.
adamo: chi è giulio? chi è lulio?
eva: l’aglio disperde i vampiri.
adamo: taglio?
– cut –
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