Inutile dire che il film non è perfetto, ma del resto poche cose nella vita lo sono realmente.
Iniziamo dalla fine. Alla conclusione della pellicola nasce il sospetto che in fondo questa cena per farli conoscere altro non sia che un tenero omaggio al cinema italiano, a tutti quei figuranti che a causa della crisi economica e produttiva che progressivamente ha depotenziato l’industria cinematografica italiana hanno speso la propria vita all’interno d’un qualcosa che lentamente si è andato inaridendo ed entro il quale in un certo qual modo hanno visto la propria vita scorrere alla ricerca d’una chimera sfuggente, forse mai esistita, dovendosi poi accontentare d’un surrogato di bassa lega dell’Arte, ovvero la (chi)mera notorietà.
L’ultima sequenza del film è un tristissimo provino per una campagna pubblicitaria d’una azienda di divani. Inquadratura fissa allestita scenograficamente in maniera approssimativa in cui Sandro Lanza, inquadrato a mezzo busto, ci racconta il suo sogno ricorrente, sogno in cui si trova a Roma, in piazza Navona, dove ad un certo punto incontra Pietro Germi, riconoscendolo gli dice che il suo Divorzio all’italiana (1962) è il suo film preferito, allora Germi gli confessa che in fondo di quella pellicola non è mai stato veramente soddisfatto e che anzi gli piacerebbe rigirarlo proprio con lui come protagonista. Concluso il racconto del sogno ricorrente, l’immagine si blocca e su di essa scorre la filmografia immaginaria di Sandro Lanza, nato a Vimercate (in provincia di Milano) e morto a Roma, che è un campionario di titoli plausibili della cinematografia italiana dagli anni sessanta ai giorni nostri, una rassegna di quei generi e sottogeneri del cinema di serie B e C.
Sandro Lanza (Diego Abatantuono) è un attore sul viale del tramonto che ha iniziato a lavorare con Corbucci sognando il Grande cinema, ma che si ritrova a dover lottare per rimanere nel cast d’una soap opera televisiva. Ha tre figlie, avute da tre donne diverse, trascurate per la carriera: Clara (Vanessa Incontrada) vive a Madrid dove esercita la professione di pediatra ed è sposata con un uomo in crisi, Ines (Inés Sastre) è una giornalista di successo a Parigi mentre Betty (Violante Placido) è da poco sposata con un cinico industriale romano. Sandro si sottopone ad un intervento di chirurgia estetica in quei di Parigi per dimostrare vent’anni di meno ma le cose non vanno per il verso giusto, si ritroverà con un occhio impossibilitato a chiudersi (come accadeva ad Alberto Sordi in Sono un fenomeno paranormale, film del 1985 di Sergio Corbucci). Disperato cercherà aiuto in Ines, ma questa trattandolo freddamente una volta consigliatogli un buon avvocato tornerà nuovamente alla sua vita.
Tornato in Italia la sua carriera entrerò definitivamente in crisi, verrà scaricato dalla televisione come pure dalla starlette con la quale aveva iniziato un rapporto. Sconsolato e disperato Sandro tenterà il suicidio, andandoci molto vicino.
Le figlie appresa la notizia accorreranno al suo capezzale, ricostruendo quella strana famiglia da lui messa in piedi nel corso d’una esistenza scostante.
Dimesso dall’ospedale le tre decidono di organizzare una cena per fargli conoscere una donna che pare possa essere innamorata di lui (Francesca Neri nei panni di Alma Kero, donna colta e sofisticata che con tutta probabilità ha “sbroccato” anche a causa di un saggio di mille cartelle su Alban Berg), nella speranza di potersi liberare d’un padre del quale nessuna vorrebbe prendersi cura. In realtà la donna in questione sta ancora peggio di Sandro, disperata e scombussolata dall’abbandono da parte del marito. La cena per farli conoscere si rivelerà un fallimento ma sarà in grado di far scattare un ripensamento in Sandro, un qualcosa che lo libererà dalla sua ossessione per la carriera che lo farà essere più consapevole degli affetti e dell’amore che lo circondano.
Il cast di assoluto rilievo allestito dagli Avati brothers (dirige Pupi e produce Antonio) è composto da quattro bellissime donne del nostro cinema che attorniano uno dei pochi e veri mattatori del cinema italiano, che proprio con Pupi Avati iniziò la sua carriera di attore “serio” nell’oramai lontanissimo 1986 con Regalo di Natale.
Pupi Avati firma ancora una volta una pellicola che ha le potenzialità per poter parlare ad ogni fascia d’età di pubblico, riuscendo ad essere coerente con la propria poetica ma al contempo accrescendo quella venatura pessimista riscontrabile nelle sue pellicole. Al film manca qualcosa, forse proprio perchè alla fine quel che ci rimane è un sapore amaro, una malinconica sensazione di illogicità dell’essere. Ma se letto come omaggio al cinema, come un sentito omaggio al cinema italiano, il film si apre ad una nuova interpretazione regalandoci emozioni e riflessioni profonde grazie al sapiente e scanzonato tocco jazzistico di Pupi Avati.
La sopracitata filmografia immaginaria di Sandro Lanza porta alla mente il medesimo gioco messo in campo da Nanni Moretti nel suo ultimo film (Il Caimano, 2006), dove si ripercorrono le “opere” realizzate dal produttore Bruno-Orlando (Maciste contro Freud, Cate-ratte, Stivaloni porconi), ed anche in questo caso ciò che pare ci si voglia raccontare sia il fallimento, o quantomeno, le difficoltà d’una industria culturale che in quanto settima arte (perciò l’ultima) ha dovuto concedere troppo al mercato, sacrificando sull’altare del profitto talenti che non hanno avuto la possibilità di esprimersi appieno.
Non posso fare a meno di segnalare la bella colonna sonora di Riz Ortolani, vero e proprio compagno di merende del regista bolognese, per il quale ha firmato tantissime colonne sonore e che troppo spesso appare dimenticato dalla critica cinematografica che, priva di memoria, scorda quei nomi che hanno fatto la storia del cinema italiano. Se il suo apporto alla cinematografia italiana passasse davvero nel dimenticato avremmo perso una grande occasione per poter dire qualcosa di “serio” su quel mondo che con troppa facilità millantiamo in continuazione di amare, ma che forse amiamo solamente d’un sentimento a senso unico, incapaci di ascoltarlo fino in fondo.
Inutile dire che il film non è perfetto, ma del resto poche cose nella vita lo sono realmente.
Alessio Galbiati
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LA CENA PER FARLI CONOSCERE
Regia, soggetto e sceneggiatura: Pupi Avati; musica: Riz Ortolani; montaggio: Amedeo Salfa; fotografia: Pasquale Rachini; costumi: Maria Fassari e Stefania Consaga; suono: Bruno Pupparo; scenografia: Giuliano Pannuti; operatore: Francesco Damiani; trucco: Alessandro Bertolazzi; prodotto da: Antonio Avati; una coproduzione: Duea Film – Medusa – Sky; distribuzione: Medusa; data di uscita nelle sale: 2 febbraio 2007; durata: 99′
Interpreti: Diego Abatantuono (Sandro Lanza), Vanessa Incontrada (Clara Lanza), Violante Placido (Benny Lanza), Inés Sastre (Ines Lanza), Francesca Neri (Alma Kero), Blas Roca Rey (Federico), Fabio Ferrari (Matteo), Osvaldo Ruggieri (Padre Matteo), Marica Pellegrinelli (Orietta Boserman), Gaia Zoppi (Celestina), Gaston Troiano (Ferdinando), Gianfranco Barra (Corrado Baghdikian), Manuela Morabito (Giuliana, la psichiatra), Renato Cortesi (Faliero)
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