Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero25 (maggio 2010), p.37
Il cuoco, il boss, i killers e la vendetta
di Alessandra Cavisi
Una donna assiste all’omicidio del marito e dei suoi due figli per mano di tre killer. Suo padre, Costello, arriva a Macau dalla Francia con un solo obiettivo: vendicarsi del torto subito dalla figlia. Per farlo si avvarrà dell’aiuto di tre sicari che in qualche modo si ritroveranno personalmente coinvolti.
Se con "The Mission", ma non solo, eravamo di fronte ad influenze western e ad un gruppo di "magnifici cinque" di sturgesiana memoria, con "Vendicami" il gruppo si riduce a quattro, composto dai tre killer cinesi e dal cuoco francese in cerca di vendetta. È questo, infatti, uno dei più grandi pregi del cinema di To, quello di riuscire a contaminare deliziosamente e perfettamente il genere a lui più caro, l’action, con molte altre influenze che partono dal western (da qui la citazione a "I magnifici sette") con il riferimento alle amicizie virili, agli eroismi, ai sentimenti di onore e rispetto che si instaurano tra i vari protagonisti delle sue pellicole. Non manca nemmeno una certa dose di humour che accompagna le vicende nere che li vedono coinvolti, dapprima quasi sempre per denaro, poi per i sentimenti suddetti o come in questo caso anche per un forte senso di vendetta. Ad aggiungersi arriva anche un possente approfondimento delle umanità e delle personalità dei suoi personaggi, così come avviene in questo "Vendicami" che trova la sua forza nel richiamo di tutte le caratteristiche succitate e nella consueta e strabiliante capacità di To di piegare il mezzo cinematografico ad ogni suo volere. Ecco che allora nel suo cinema ci ritroviamo di fronte a sequenze che rimarranno indimenticabili (come la sparatoria "immobile" di "The Mission", rimanendo su questo esempio, o come quella molto coinvolgente di "Vendicami", in cui il protagonista sotto la pioggia con le sue polaroid cerca di ricongiungersi ai suoi nuovi amici), proprio perché contrassegnate da una messa in scena e da una serie di elementi formali, che vanno dalla fotografia alla colonna sonora, davvero straordinari. Non è esente da questa descrizione positiva, la sua ultima fatica, che si concentra principalmente proprio sul sentimento di vendetta, tanto caro al cinema hongkonghese e a quello di To ovviamente, impersonato da un Johnny Hallyday davvero perfetto nella sua apparente impassibilità e nella sua espressione di ghiaccio che sembra non sciogliersi mai. Imperdibili anche le interpretazioni degli attori feticcio, Anthony Wong, Lam Ka Tung e Lam Suet, qui nel ruolo di tre killer non privi di sentimenti. Rimbomba per lungo tempo nella mente dello spettatore più sensibile alla parte meditativa, oltre che a quella movimentata e violenta della pellicola, la domanda che il protagonista rivolge ai suoi tre nuovi amici: "Cos’è la vendetta?". Attraverso l’espediente della perdita della memoria (che rimanda, seppur molto lontanamente, al "Memento" nolaniano, con tanto di polaroid e appunti per ricordarsi l’identità degli amici oltre che dei nemici), To intavola una profonda riflessione sul tema, accompagnata ovviamente ad una spettacolarità visiva non indifferente.
"Vendicami" è, infatti, un film dove si suonano i campanelli con le canne delle pistole, dove bisogna stare attenti a guardare negli occhielli delle porte, perché si rischia di essere trivellati da decine e decine di pallottole. Un film dove le sparatorie, sempre girate magistralmente e in maniera molto originale, avvengono in luoghi molto particolari, come ad esempio in un bosco piovoso o in una discarica piena di grosse balle di giornali, usate come scudi protettivi dalle due parti avverse, nello scontro fatale e decisivo. Un film dove le sequenze sono girate sempre con la stessa cifra stilistica, che si avvale di ralenti, piani-sequenza e stacchi di montaggio davvero molto intensi e significativi nel comunicare tutta la forza narrativa e metaforica della violenza che si mette in scena (straordinaria come sempre la capacità del regista di girare scene notturne, questa volta con una luna che fa capolino per poi scomparire e ricomparire tra i rami degli alberi). "Vendicami" è anche un film che omaggia palesemente il cinema di genere francese, a partire da Melville, tant’è che il protagonista si chiama Costello e avrebbe dovuto essere interpretato da Alain Delon nel ruolo di quest’uomo dall’oscuro passato che via via diviene sempre più chiaro a discapito del presente e del futuro sempre più minacciato dai pericoli incombenti oltre che dalla memoria instabile. Passa in secondo piano, allora, ai fini del gradimento della pellicola, il fatto che ci si trovi davanti ad un canovaccio non così imprevedibile, dallo svolgimento e dai risvolti alquanto conosciuti dagli appassionati del cinema di To e del genere in toto. Ma ciò che conta è proprio la maniera di usufruire di un meccanismo ormai conosciuto e più volte ripetuto, per creare una pellicola che fa del suo valore formale, stilistico, emotivo e comunicativo, la sua più grande forza. Una forza scaturente in maniera lampante durante la visione di "Vendicami" che riesce a conquistare ampiamente lo spettatore sia a livello basilare con l’azione, sia a livello più profondo con la qualità inconfondibile che lo contrassegna. E alla fine non tutti riusciranno a trovare risposta alla domanda emblematica di cui sopra: né gli spettatori, né lo stesso protagonista che ne ha dimenticato il significato e il valore.
Vendicami
(Vengeance – Fuk sau, Hong Kong-Francia, 2009)
regia: Johnnie To • sceneggiatura: Wai Ka-Fai • fotografia: Siu-keung Cheng, Hung Mo To • montaggio: David M. Richardson • musica: Tayu Lo • interpreti: Johnny Hallyday, Sylvie Testud, Anthony Wong, Lam Ka Tung, Lam Suet, Simon Yam, Maggie Siu • durata: 108’
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